Dalle ceneri all'abbandono, la difficile gestione degli incendi in Sicilia
↖ Geraci, Palermo, Sicilia (2025). Vista sui terreni di Alessandro Mocciaro e sulla città di Gangi. L’incendio del 2021 ha devastato aziende agricole e allevamenti, causando ingenti perdite economiche, stimate in centinaia di migliaia di euro.
↑ Punta di Morda, Rebuttone, Sicilia (2025). Rossella Calascibetta cammina tra gli alberi distrutti dall’incendio del 2023. A distanza di anni, il paesaggio bruciato resta una ferita aperta.
↓ Punta di Morda, Rebuttone, Sicilia (2025). Il cane di Rossella Calascibetta tra alberi caduti ed euforbie, colpiti da incendi. La vegetazione attuale segna ancora il passaggio dell’incendio del 2023.
© Daniela Sala
La Sicilia è la regione italiana più colpita dagli incendi dolosi, ma continua a incontrare difficoltà nella gestione delle risorse destinate alla prevenzione e al recupero dei territori coinvolti. In alcuni casi, norme introdotte per contrastare la speculazione sui terreni incendiati finiscono per ostacolare gli interventi di ripristino, lasciando i boschi in condizioni di maggiore vulnerabilità. È il caso del bosco della Moarda, in provincia di Palermo, devastato da un incendio nel 2020, mai realmente recuperato e colpito nuovamente dalle fiamme nel 2023.
Nel frattempo, i fondi regionali, nazionali ed europei destinati alla prevenzione e alla ricostruzione risultano spesso frammentati, poco trasparenti e privi di una strategia di lungo periodo. A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la limitata tracciabilità delle risorse a livello europeo: secondo un rapporto della Corte dei Conti europea pubblicato nel giugno 2025, gli incendi boschivi vengono spesso contabilizzati insieme ad altre catastrofi naturali, rendendo difficile ricostruire con precisione quanti fondi dell’Unione siano effettivamente destinati a questo fenomeno.
A pagarne il prezzo sono i territori, gli ecosistemi e le comunità locali. Alle ferite ambientali si aggiungono infatti quelle umane. Nel 2023, a Trappeto, un uomo ha perso la vita durante un incendio. Oggi sua figlia, insieme ad altrə cittadinə in diverse aree della Sicilia, monitora i roghi e chiede una risposta più efficace da parte delle istituzioni.
↖ Trappeto, Palermo, Sicilia (2025). Giuseppe Fireni, Giovanna Loiacono e Martina Oddo, membri dell’ONG Fenice Verde.
↑ Trappeto, Palermo, Sicilia (2025). Andreina Albano, 31 anni, ha perso il padre Salvatore (68) nell’incendio del 22 settembre 2023. Sostiene che sia morto per inalazione di fumo, ma non è stato riconosciuto come vittima ufficiale e non è stata eseguita autopsia.
© Daniela Sala
Il team
Raluca Besliu • giornalista
Pierluigi Bizzini • giornalista, FADA Collective
Daniela Sala • fotogiornalista, FADA Collective
Anna Toniolo • giornalista, FADA Collective
Come è nata l’inchiesta
L’inchiesta nasce da un interesse condiviso per la crisi degli incendi in Sicilia. Spesso raccontati come un’emergenza stagionale, gli incendi rappresentano ormai una realtà strutturale della regione. Pierluigi Bizzini ne vive direttamente gli effetti, abitando nell’entroterra siciliano, un territorio che ogni estate viene regolarmente colpito dai roghi. Dalla sua esperienza personale e dal confronto con la collega Anna Toniolo è nata l’idea di approfondire il tema attraverso un’indagine giornalistica.
Nel 2024, Anna Toniolo aveva già lavorato a un’inchiesta, finanziata dal Journalismfund Europe, sulle carenze istituzionali che contribuiscono ad aggravare la crisi degli incendi boschivi nell’Europa meridionale. Quel lavoro aveva evidenziato le debolezze del coordinamento tra i diversi livelli amministrativi, oltre alle criticità nella gestione del personale, con un Corpo Forestale spesso sotto organico e in difficoltà nel fronteggiare l’elevato numero di incendi che interessano il territorio.
L’emergenza, tuttavia, non si esaurisce con la stagione estiva. Le conseguenze degli incendi continuano a incidere per anni sulla gestione e sul recupero dei territori colpiti. Da questa consapevolezza nasce l’inchiesta realizzata da Anna Toniolo, Pierluigi Bizzini e Daniela Sala, con l’obiettivo di restituire uno sguardo più ampio sulla complessità della crisi siciliana, seguendo il percorso che va dall’incendio al ripristino del territorio.
Il lavoro si è confrontato con numerose difficoltà: spesso, proprio quando una questione sembrava chiarita, emergevano nuovi livelli di complessità, tra vuoti informativi, dati difficilmente accessibili e responsabilità frammentate. Il progetto si è inoltre esteso alla Grecia, dove la collega Raluca Besliu ha indagato dinamiche analoghe a Mati, nell’Attica orientale, località quasi completamente distrutta dai devastanti incendi del luglio 2018.
↖ Trappeto, Palermo, Sicilia (2025). Vista sulla casa di Giovanni Marrone, devastata dall’incendio del settembre 2023. Il rogo, partito probabilmente da una discarica abusiva, si è propagato rapidamente a causa dello scirocco e delle alte temperature, in una stagione segnata da numerosi incendi nella Sicilia occidentale.
↑ Punta di Morda, Rebuttone, Sicilia (2025). Rossella Calascibetta mostra una foto del suo terreno subito dopo l’incendio che ha colpito il monte Moarda nell’agosto 2022.
↓ Monte Pellegrino, Palermo, Sicilia (2025). Il professor Salvatore La Mela Veca guida le forze dell’ordine tra le aree riforestate dopo l’incendio del 2016, illustrando i risultati del lavoro avviato nel 2021.
© Arianna Pagani
Dove si legge, guarda o ascolta
IrpiMedia, 03 settembre 2025
↗ In Sicilia la gestione post incendio si arena tra fondi e burocrazia
The Parliament Magazine, 27 ottobre 2025
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